Antichi mestieri

 

Le attività che caratterizzano l’economia locale dalla fine dell’Ottocento alla metà  del Novecento, sono:

l’olivicoltura: i contadini ( la componente maggioritaria della popolazione attiva) con le diverse tipologie di addetti (piccoli e medi proprietari, coltivatori diretti, mezzadri e braccianti) si dedicano alla conduzione del podere comprendente, nella gran parte dei casi, un oliveto e una “selve” (castagneto) e in molti casi il gregge delle pecore.

Nel percorso verranno illustrate le tecniche di coltivazione (spiegando anche le modalità costruttive dei terrazzamenti),  la frangitura dell’oliva con dimostrazioni pratiche al Frantoio Sociale e al Museo del Maggio e della Civiltà Contadina, le caratteristiche peculiari del prodotto locale, e l’utilizzo dell’olio extravergine nella preparazione di alcuni piatti tipici della cucina contadina;

l’intreccio del castagno. I “cestai” inizialmente vivono della committenza del mondo contadino per varie tipologie di contenitori, poi evolvono in attività industriale che nei primi decenni del Novecento diviene il lavoro prevalente in paese (prima il corbello, le ceste per il pane, i rivestimenti per damigiana, poi le borse da donna con finiture in pelle e l’interno con stoffe). Il percorso, con la collaborazione degli ultimi artigiani del settore, esemplificherà riguardo la cottura dei cosiddetti “pedoni”, la loro trasformazione in lamine, le tecniche dell’intreccio delle stesse, i vari prodotti finiti;

altro settore significativo è quello degli imballaggi, che si afferma nella seconda metà del periodo considerato, con la costruzione delle “gabbiette” che ha luogo nelle “segherie”. Trattasi di contenitori per le verdure richiesti dalle località vocate all’orticoltura (Cascina, Pontasserchio, Arena Metato) che commercializzano, anche esportandoli, i propri prodotti.

Vanno a completare il quadro della società locale del passato, una miriade di lavori, tra i quali gli addetti alle decine di frantoi e molini, il boscaiolo (di particolare interesse la raccolta della “chieta”-  resina delle conifere, e la trasformazione della legna in carbone), il barrocciaio, lo scalpellino, il pastore, il fabbro, la materassaia, il calzolaio, il sarto, il barbiere, il fornaio, ecc.

Obiettivi

Il tema è il lavoro nell’ambiente dei Monti Pisani. Far apprezzare il mutamento che si è prodotto dall’Ottocento ad oggi nei modi di lavorare, e quindi il modificarsi delle necessità sociali, economiche, personali e culturali a Buti. L’offerta nostra comprenderà l’illustrazione di modalità produttive oggi scomparse del tutto o quasi, anche con il coinvolgimento manuale dei partecipanti.