Sfagneta

 

Lo sfagno è un muschio adatto a vivere, in migliaia di individui, su suoli acidi e poveri di sali o addirittura sospeso sull’acqua lungo i bordi di piccoli laghi carenti di sostanze nutritive, e formano tappeti erbosi, molli e galleggianti che in Toscana sono chiamati  “aggallati”. La pianta adulta è costituita da esili fusticini ramificati che portano numerose foglioline embricate, di un tenue colore verde. Esse sono costituite da grandi cellule morte, incolori, vuote, che funzionano come minuscoli serbatoi per l’acqua, e da altre, più piccole, vive, provviste di clorofilla e quindi verdi. Si deve alla presenza di queste ed altre cellule simili la grande capacità di assorbire, trattenere e trasportare per capillarità l’acqua; capacità riconosciuta a questo particolare muschio, il cui nome, non a caso, deriva da una parola greca che significa “spugna”.

        Gli ecosistemi palustri ospitano una ricchissima comunità di microrganismi fotosintetici (alghe verdi, alghe azzurre, diatomee, ecc.) che vivono liberamente sospesi nell’acqua e che nel loro complesso costituiscono il fitoplancton. Questi esseri viventi rappresentano i “produttori”, ovvero gli organismi che con la fotosintesi clorofilliana fissano l’anidride carbonica atmosferica producendo nuova materia vivente (biomassa): per questo il fitoplancton è alla base della catena alimentare degli ecosistemi d’acqua dolce.

       Anche la vegetazione palustre, molto densa e varia, incrementa ulteriormente il tasso di fotosintesi e di conseguenza la produzione di biomassa. Non deve perciò sorprendere se le paludi e gli stagni sono considerati, in generale, gli ecosistemi terrestri in cui si ha la maggiore produttività biologica primaria annua, ovvero la quantità di nuovo materiale biologico (biomassa) che viene prodotta in un anno nell’ecosistema attraverso la fotosintesi.

 Ritornando allo sfagno, va detto che queste esili Briofite – più proprie dell’Europa Settentrionale, dove coprono grandi superfici (sfagnete), dando origine alle torbiere – sono giunte alle nostre latitudini durante le lontane glaciazioni e sono rimaste, come specie relitte, in pochi luoghi favorevoli alla loro vita.

In Italia gli sfagni sono ancora abbastanza frequenti presso i laghetti morenici e le torbiere delle Alpi e dell’Appennino Settentrionale.

In Toscana sono presenti a Sibolla, con uno straordinario corteggio di piante rare, a Massaciuccoli, ai piedi del Monte Pisano, sulle Colline delle Cerbaie e nel bosco di Chiusi del Padule di Fucecchio.

Le specie di sfagno più diffuse nelle paludi planiziali toscane sono Sphagnum palustre, S. contortum e S. plathyphyllum.